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gli ufo del duce

IL GABINETTO RS/33
        Tradizionalmente si è soliti stabilire la data di nascita dell’ufologia moderna nel 24 giugno 1947, giorno in cui il pilota americano Kenneth Arnold avvistò nei cieli sovrastanti il monte Rayner una formazione di 9 oggetti volanti non identificati. Tuttavia, in molti ignorano che ricerche relative a questi velivoli furono fatte anche prima di questa data. Ed una delle più controverse si svolse proprio nel nostro paese, nell’Italia fascista degli anni 30. Anche a quei tempi molti erano gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Nell’archivio di stato di Milano esistono due volumi, il 400 ed il 401, pieni di relazioni riguardo ad avvistamenti di velivoli ignoti. La maggior parte di essi si riferisce ad aerei convenzionali erroneamente scambiati per altri apparecchi, ad aerei spia o di contrabbandieri, o a semplici errori di valutazione. Ma alcuni di questi avvistamenti sembrano attrarre maggiormente l’attenzione dei vari ricercatori ed ufologi che li hanno analizzati. Questi avvistamenti destarono grande scalpore in seno alle gerarchie del regime: ancora l’ipotesi extraterrestre era ben lungi dal sorgere; tuttavia, i vertici del fascismo attribuirono la paternità di questi aeromobili a potenze straniere, utilizzanti tecnologie ultramoderne nella realizzazione di aerei spia o di velivoli militari innovativi. Ed è per questo che Benito Mussolini giunse alla decisione di istituire una commissione di ricerca che indagasse sulla natura e sulle proprietà tecnologiche dei fantomatici aeromobili: nacque così, presso l’Università Della Sapienza di Roma, il Gabinetto RS/33, un distaccamento dell’OVRA, la polizia segreta del regime, con fini di indagine segreta e ricerca scientifica, una sorta di MJ-12 nostrano. Capo dell’assemblea, per i meriti acquisiti nei suoi studi sulle onde radio, fu posto Guglielmo Marconi. Alle riunioni del Gabinetto presero parte anche altri studiosi, scienziati ed il filosofo Giovanni Gentile.
Nel decennio compreso tra il 1930 ed il 1940, i membri del Gabinetto si occuparono di un’enorme quantità di avvistamenti, analizzandoli e catalogandoli. Ma l’avvenimento che destò più scalpore riguarda il presunto ritrovamento di un aeromobile non identificato avvenuto in Lombardia, una sorta di UFO Accident che precedette di 15 anni il famoso episodio di Roswell, Nuovo Mexico. L’episodio avvenne presumibilmente nell’area metropolitana di Milano. Osservatori terrestri e scienziati dell’osservatorio di Brera furono testimoni dell’atterraggio o della caduta di un oggetto volante non identificato. A seguito della notizia, da Roma partirono una serie di telegrammi indirizzati alla prefettura di Milano ed ordinanti il silenzio più assoluto sulla notizia, nonché il sequestro dei piombi dei giornali che la riportavano e la minaccia di accusa al tribunale per attentato alla sicurezza dello stato contro gli eventuali trasgressori. Vennero effettuate delle ricerche per ritrovare il fantomatico oggetto che, dopo essere stato scovato, fu probabilmente portato in un hangar degli stabilimenti della Savoia Marchetti a Vergiate, dove presumibilmente rimase fino a quando l’intero complesso non venne distrutto ad opera di bombardamenti alleati. Gli studi su questo velivolo aiutarono presumibilmente Giovanni Pegna nella realizzazione della sua Ala Volante, un aereo dalle marcate caratteristiche aliene. L’attività del Gabinetto proseguì sino al 1940, anno in cui la Gestapo, la polizia segreta del regime nazista, venne a conoscenza delle sue ricerche e pretese di venire in possesso dei risultati delle varie indagini. In seguito ad una riunione tra Mussolini ed agenti della Gestapo avvenuta a Villa Torlonia nel 1940, e ad un successivo accordo tra il Duce e Hitler, la Germania poté avvalersi di questi dati, ed utilizzò le nozioni di retroingegneria per realizzare velivoli innovativi come l’aeromobile V7, di forma discoidale ed altri modelli. L’esistenza del Gabinetto rimase segreta sino all’anno 1996, quando un anonimo informatore inviò una serie di documenti in seguito rivelatisi originali, riguardanti le sue attività. Ancora una volta dunque la sua storia assunse tinte misteriose.
Riccardo Pelucchi



fonte

premio hugo

Lo Science Fiction Achievement Award è un (il massimo,il più ambito) premio per lavori di fantascienza e fantasy assegnato ogni anno durante il World Science Fiction Convention (Worldcon), il congresso mondiale degli appassionati di fantascienza. È più noto come Premio Hugo (Hugo Award) in omaggio a Hugo Gernsback, fondatore nel 1926 della rivista Amazing Stories, la prima rivista di fantascienza del mondo. Durante il Worldcon viene proposta al pubblico una rosa di autori candidati, e il premio viene aggiudicato all'autore più votato dal pubblico presente.
Il premio Hugo riflette quindi il gusto medio dei lettori di fantascienza più appassionati; è dunque un premio a carattere popolare in tutto simile all'Oscar cinematografico.

1953 Alfred Bester L'uomo disintegrato
1954 non assegnato
1955 Mark Clifton e Frank Riley La macchina dell'eternità
1956 Robert A. Heinlein Stella doppia
1957 non assegnato
1958 Fritz Leiber Il grande tempo
1959 James Blish Guerra al grande nulla
1960 Robert A. Heinlein Fanteria dello spazio
1961 Walter M. Miller Un cantico per Leibowitz
1962 Robert A. Heinlein Straniero in terra straniera
1963 Philip K. Dick La svastica sul sole
1964 Cliffor D. Simak La casa dalle finestre nere
1965 Fritz Leiber Novilunio
1966 Roger Zelazny Io l'immortale ex-equo con Frank Hebert Dune
1967 Robert A. Heinlein La luna è una severa maestra
1968 Roger Zelazny Signore della luce
1969 John Brunner Tutti a Zanzibar
1970 Ursula K. Le Guin La mano sinistra delle tenebre
1971 Larry Niven I burattinai
1972 Philip J. Farmer Il fiume della vita
1973 Isaac Asimov Neanche gli dèi
1974 Arthur C. Clarke Incontro con Rama
1975 Ursula K. Le Guin I reietti dell'altro pianeta
1976 Joe Haldman Guerra eterna
1977 Kate Wilhelm Gli eredi della Terra
1978 Frederik Pohl La porta dell'infinito
1979 Vonda N. McIntyre Il serpente dell'oblio
1980 Arthur C. Clarke Le fontane del paradiso
1981 Joan D. Vinge La regina delle nevi
1982 Carolyn J. Cherryh La lega dei mondi ribelli
1983 Isaac Asimov L'orlo della Fondazione
1984 David Brin Le maree di Kithrup
1985 William Gibson Neuromante
1986 Orson S. Carr Il gioco di Ender
1987 Orson S. Carr Il riscatto di Ender
1988 David Brin I signori di Garth
1989 Carolyn J. Cherryh Cyteen
1990 Dan Simmons Hyperion
1991 Lois McMaster Bujold Il gioco dei Vor
1992 Lois McMaster Bujold Barrayar
1993 Connie Willis L'anno del contagio
1994 Kim Stanley Green Mars
1995 Lois McMaster Bujold Mirror Dance
1996 Neal Stephenson The Diamond Age
1997 Kim Stanley Blue Mars
1998 Joe Haldeman Pace eterna
1999 Connie Willis To Say Nothing of the Dog
2000 Vernor Vinge Quando tornerà la luce
2001 Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowling
2002 American Gods di Neil Gaiman
2003 La genesi della specie  di Robert J. Sawyer
2004 La messaggera delle anime  di Lois McMaster Bujold
2005 Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke
2006 Spin di Robert Charles Wilson
2007 Rainbows End di Vernor Vinge
2008 Il sindacato dei poliziotti yiddish  di Michael Chabon
2009 Il figlio del cimitero di Neil Gaiman
fonte: wikipedia

dune

uno dei migliori romanzi di fantascienza di sempre


More about Dune

2012

Io non credo a tutte le teorie riguardanti alla presunta fine del mondo che avverrà nel 2012.
Quanti soldi avrà guadagnato Roberto Giacobbo  con il suo libro sulla fine del mondo nel 2012? Quanti ne guadagnerà  roland emmerich con il film omonimo? Quanti ne hanno guadagnati tutti i ciarlatani che hanno fatto propria questa idea e scritto libri, articoli, tenuto conferenze o altro?
Quanti di questi soldi andranno ai legittimi detentori del copyright, ovvero i discendenti dei Maya? Probabilmente neanche un centesimo.
Che i Maya o chi sopravvive oggi di questo antico popolo siano leggermente imbufaliti riguardo alla faccenda non c'è da stupirsene. È probabile che qualunque turista passi dalle loro parti si mostri interessato prima di tutto a chiedere di questa fantomatica apocalisse anziché fare domande serie sulle meraviglie archeologiche lasciate da questa civiltà.
Ma cos'hanno detto esattamente i Maya a proposito di questa supposta fine del mondo? Ne parla in un interessante articolo il giornalista americano Mark Stevenson su Yahoo News.
Intanto, il fatto che nel 2012 termina un ciclo del loro calendario, com'è evidente, non significa nulla; o almeno non più di quanto abbiano potuto significare le fini dei nostri millennio, primo e secondo, che comunque sono state anch'esse indicate come probabili apocalissi, nel secondo caso quantomeno apocalissi informatiche. In realtà nei documenti Maya si fa tranquillamente riferimento a date successive al 2012, inclusa un'iscrizione che fa riferimento al nostro 4772.
Il calendario Maya è diviso in periodi di 394 anni, detti Baktun, e il 21 dicembre 2012 terminerà il tredicesimo di questi periodi. Il 13 è un numero importante per i Maya, ma non c'è scritto da nessuna parte che il mondo debba finire o che debba succedere qualcosa di negativo, sostiene David Stuart, specialista in epigrafi Maya dell'università di Austin.
Del 2012 si parla in particolare nel cosiddetto "monumento sei", una pietra trovata nel Messico meridionale durante i lavori di costruzione di un'autostrada. Nella pietra, purtroppo rovinata dai lavori stessi, si fa riferimento al dio Bolon Yokte, legato a miti di guerra e di creazione. Secondo l'archeologo Guillermo Bernal l'iscrizione indicherebbe che nel 2012 Bolon Yokte scenderà dal cielo.
Un'altra teoria è quella dell'allineamento della Terra rispetto al sole e al centro della Galassia. L'astronomo Phil Plait è piuttosto chiaro sull'argomento: l'allineamento non avverrà esattamente nel 2012, e in ogni caso è evidente che non esiste nessun motivo scientifico per supporre che questo debba avere un qualche effetto sulla Terra. Lo studioso dei Maya John Major Jenkins conferma che comunque i Maya non davano alcuna importanza a questo evento astronomico.

I discendenti dei Maya che popolano la regione dello Yucatan dicono di non sapere assolutamente nulla della fine del mondo. Hanno invece problemi molto più pratici e immediati, come la siccità. In effetti, tutta l'idea di eschaton, di fine del mondo, è in realtà un concetto di origine squisitamente cristiana(ecco qua la religione nostra che ci mette lo zampino). I primi Cristiani credevano fermamente che il mondo sarebbe finito pochi decenni dopo la morte di Cristo, e da allora, sebbene questo elemento sia diventato nel tempo sempre meno importante nella religione cristiana, ha continuato a ripresentarsi periodicamente.
Anche se, questa volta, per fortuna sono davvero pochi quelli che lo prendono sul serio. Almeno, speriamo sia così.
fonte: fantascienza.com

luna bombardata

Incredibile quello che l'umanità ha fatto a quella povera luna infatti la luna è stata bombardata. La Nasa ha fatto sapere che l'esperimento è  riuscito. Una sonda ha lanciato un "proiettile" contro un cratere lunare alla ricerca di eventuali riserve d’acqua. Ora bisognerà studiare i risultati analizzando la nuvola di detriti che si è alzata dopo l’esplosione dentro la quale gli scienziati contano di trovare resti di ghiaccio e vapore. Ovvio ipotizzare - ma è doveroso tenere i piedi per terra -  che all'orizzonte c'è ipotesi di una colonia umana fuori dall’atmosfera terrestre.A segno anche la seconda fase dell’esperimento con la sonda "pastore", che alle 7,37 (ora della Florida) è precipitata a un paio di chilometri dal punto di impatto del razzo. Il polo sud della Luna ha adesso un nuovo cratere e un pennacchio di polvere lunare che si alza di una decina di chilometri dalla superficie. La sonda ha avuto pochi minuti per misurare e registrare il contenuto del pennacchio di polvere prima dell’impatto. I dati sono stati inviati sulla Terra e verranno analizzati per verificare la presenza di acqua o ghiaccio. La sonda LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), partita a giugno dalla base di Cape Canaveral, in Florida, ha lanciato il missile-bomba, un Centaur. La spettacolare missione potrebbe confermare i risultati della sonda indiana Chandrayaan-1, che ha scoperto tracce d’acqua sulla superficie lunare : la presenza di acqua è, infatti, considerata l’elemento essenziale per un eventuale ritorno dell’uomo sulla Luna, e stavolta per rimanerci, in una base spaziale stabile. Nel programma della Nasa, in attesa dell’approvazione della Casa Bianca, questa ipotesi è fissata per il 2020.
Ma non potevano fare un esperimento un pò meno invasivo?
fonte:Il Giornale.

blade runner

ecco la recensione originale di Giovanni Grazzini
pubblicata all'epoca dal Corriere della Sera

Blade Runner
Un film di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh. continua» Fantascienza, Ratings: Kids+16, durata 117 min. - USA 1982.
Uno dei più clamorosi film di fantascienza che si siano visti negli ultimi anni, una delle più sgomentevoli profezie sull'imminente medioevo, uno dei frutti più maturi del cinema spettacolare. Insomma un film “ più ”, come direbbero i trombettieri patentati, un'ottima sintesi tra fumetto, narrativa popolare, tecnologia audio-visiva su cui c'è da fare pochissime riserve perché i punti deboli (l'epidermica psicologia, i rintocchi filosofeggianti) sono inerenti al genere quale è ormai codificato sul versante moralistico della letteratura avveniristica.
Prendendo spunto dal romanzo Il cacciatore di androidi di Philip Dick - ma il titolo originale suonava curiosamente “ Gli androidi sognano pecore elettriche? ” - gli sceneggiatori Hampton Fancher e David Peoples immaginano che nell'anno 2019 l'umanità abbia portato alle estreme conseguenze le pratiche sperimentate nel nostro secolo: le grandi città hanno formato delle megalopoli in cui i ricchi, nei piani alti dei grattacieli, vivono separati dal fiume fangoso della plebe prodotta dalla sovrappopolazione; i potenti sfrecciano a bordo di aeromobili sulla testa dei miseri che, sotto la pioggia, usano ancora gli ombrelli; gli edifici del Novecento, che costerebbe troppo abbattere, vanno in rovina fra cumuli d'ímmondizie. Chi se la gode sono i tecnocrati, simbolizzati dal magnate Tyrell, i quali dispongono di creature, i “ replicanti ”, prodotte dall'ingegneria genetica e adibite come schiavi ai servizi spaziali più rischiosi. Che cosa succede quando alcuni “ replicanti ”, programmati per vivere quattro anni, si ribellano ai loro padroni perché vogliono campare più a lungo, e sbarcano clandestini a Los Angeles? Succede che la polizia, paladina dell'Ordine, incarica l'ex detective Deckard di individuarli e toglierli di mezzo. Impresa da superfumetto, perché i “ replicanti ” sono di carne e ossa, in tutto uguali all'uomo e alla donna seppure privi di memoria e di sentimenti, ma in più forniti d'una forza terrificante. E perché Deckard, mentre indaga sui ribaldi, s'innamora d'una Rachael che è anch'essa certamente una creatura artificiale ma forse costruita con un metodo talmente perfezionato da possedere persino la virtù di provare affetti umani. Come non bastasse, interviene il sospetto che qualcuno dei “ replicanti ” si sia fabbricato dei falsi ricordi, e c'è chi si camuffa da barbona o da donnaserpente per farsi accompagnare dal genetista che potrebbe forse modificarle le cellule. Il più temibile fra i “ replicanti ”, e l'unico superstite dopo che Deckard (con l'aiuto di Rachael) ha eliminato gli altri, è comunque Roy, un biondo Mister Muscolo il quale ha ucciso Tyrell e, ululando come un lupo, finirebbe col far precipitare il suo inseguitore dall'alto d'un grattacielo. Se lo risparmia è perché Roy non ha ottenuto di prolungare la propria vita, e amaramente si chiede a che cosa ormai valga uccidere Deckard. Quest'ultimo dunque l'ha vinta, e l'amore di Rachael lo premia: ma chissà se la donna è stata programmata per sopravvivere quanto basta a invecchiare con lui nel mondo della Luce...
Il fascino di Blade Runner (il titolo definisce la professione di Deckard con un termine preso in prestito da William Burroughs: si potrebbe tradurre “ il corriere della lama ”) sta nell'apparato decorativo in cui si celebrano le sue cupe nozze fra science-fiction e film a nero, nel rincorrersi di episodi mozzafiato, ambientati fra quinte tecnologicamente sofisticatissime e putrescenti, nell'adombrare una storia d'amore in luoghi agghiaccianti. Reduce dal successo di Alien , il regista inglese Ridley Scott lascia che stavolta l'orrore emerga da un'ipotesi pessimistica sul nostro futuro, e riallacciandosi ai classici del thriller e del western con fantasia tetra e barocca accomuna uomini veri e “ replicanti ” nella paura della morte. Per eccellenza film d'avventura, Blade Runner è tuttavia uno spettacolo coi fiocchi, nel quale gli effetti speciali dell'équipe di Douglas Trumbull, la musica di Vangelis, l'inventiva scenografica di Lawrence Paull, la fotografia di Jordan Cronenweth esaltano fino al delirio la drammaticità di eventi rappresentati da Ridley Scott con uno stile visionario in cui le memorie del cinema degli anni Quaranta si accoppiano ad angosciose premonizioni sul destino dell'umanità. La speranza che in un futuro terribile resti spazio alla vita dei sentimenti è uno scotto pagato dal film alla retorica. Conta molto di più l'ímmagine sordida di questa società degradata, restituita da Scott, nel tragico e nel magico, con una ricerca formale (cui non sono estranei echi del fumettista Mobius) di grande efficacia emotiva. E molto gli giova l'interpretazione di Harrison Ford, che prestando la propria faccia ordinaria a un eroe modellato sulle stanchezze e le perplessità di Bogart versa una goccia di verosimile nel confronto fra Deckard e i punk “ replicanti ”.
Dopo aver fatto le lodi di Sean Young, che conferisce a Rachael la debita carica d'ambiguità, ripetiamo quanto dicemmo dall'ultima Mostra di Venezia, dove il film fu presentato fuori concorso. Che quanti diffidano dei colossi hollywoodiani dovrebbero ogni tanto ricredersi. Si danno casi, e questo lo è, in cui il genio di un regista reinventa l'antico racconto poliziesco con una fantasia figurativa che lo fa sembrare tutto nuovo, e ti incolla gli occhi allo schermo.
Da Il Corriere della Sera, 15 ottobre 1982
fonte :mymovies.it

2001:odissea nello spazio

pubblico la recensione uscita nel 1968 sul Corsera

2001: Odissea nello Spazio
di Giovanni Grazzini

Non siamo soli nell'universo. Per convincercene, e umiliare il nostro orgoglio, Stanley Kubrick (Lolita, Il dottor Stranamore) ha scritto e diretto il più clamoroso e agghiacciante film di fantascienza, o come lui dice, di "prescienza", che sinora, a quanto si sa, sia apparso sugli schermi del sistema solare.

Sviluppando il racconto "La sentinella" di Arthur C. Clarke al quale si è affiancato nella sceneggiatura, Kubrick immagina che all'alba dell'umanità, quando i nostri pelosi nonnini cessavano di spidocchiarsi soltanto per farsi le mossacce e azzannare brandelli di carne, sia giunto d'improvviso sulla Terra, chissà da dove, un lucido monolito, lavorato geometricamente da un intelletto superiore che emette segnali magnetici in direzione di Giove. Come i cavernicoli ne ricevettero i primi barlumi d'intelligenza (ma subito applicata a funesti massacri), così, milioni d'anni dopo, esattamente nel 2001, quando ormai i viaggi interspaziali sono entrati nell'uso e si è scoperta una simile lastra in un cratere della Luna, gli scienziati americani ne vengono stimolati al primo viaggio verso Giove, nella speranza di accertare da dove provenga, e perché, l'oggetto misterioso. Incaricati della missione sono cinque cosmonauti (tre dei quali ibernati) e un cervello elettronico, Hal 9000, di sviluppatissime qualità tecniche ed emotive.

Si parte, su una nave spaziale di proporzioni gigantesche, e tutto va bene finché Hal, che conversa e gioca agli scacchi coi compagni di viaggio, non comunica l'esistenza d'un guasto. Poiché, fatti i debiti controlli, l'informazione risulta falsa, i due uomini si chiedono se Hal non abbia sbagliato, e se dunque convenga continuare ad affidarsi ai suoi calcoli in un'impresa così rischiosa. Il robot, punto sul vivo, si ribella, sopprime gli ibernati e progetta di abbandonare i piloti nello spazio per portare a termine da solo il programma. Invece uno soltanto ruzzola fra le galassie; l'altro vuol vendicarsi: insensibile al grido di dolore di Hal, ora tutto impaurito, s'arma di cacciavite, ne smonta i circuiti pensanti con una specie d'operazione al cervello, e prosegue verso Giove. Giunto in periferia, vede flottare nel cosmo la lastra misteriosa, ma ormai privo del robot che forse avrebbe potuto guidarlo si perde, oltre lo spazio, nella quarta dimensione. Succhiato in un caleidoscopio di luci, fra grappoli di stelle e nuvole di gas, ritrova se stesso vecchierello e stanco, in una casa terrestre arredata in stile Luigi XVI, sempre soggetta alle leggi antiche (un bicchiere cade e si spezza), e poi si vede sul letto di morte, il braccio teso a indicare l'oggetto misterioso apparsogli in camera. Finalmente, il tempo generando il termine e il principio, non più l'uomo che conoscemmo, ma il seme stesso della vita continua a girare intorno alla Terra, ovulo dell'universo guidato da leggi inconoscibili. 2001 : Odissea nello spazio è senza dubbio un film che fa epoca, con grandi meriti e qualche grosso difetto. Questi ultimi si riassumono in una certa lentezza e macchinosità d'impianto (il film dura quasi tre ore), derivata dall'ambizione di trarre i massimi effetti spettacolari dal rito liturgico delle macchine volanti, e nel sovrappiù moralistico rappresentato dal conflitto fra i cosmonauti e il cervello meccanico: un motivo sviluppato in modo da piegare verso il comico e il patetico (nonostante la scena lancinante dell'agonia del robot) quel tono ironico su cui Kubrick gioca da maestro di valzer nella prima metà, e trionfa nell'idea di commentare i solenni viaggi spaziali con la musica del Bel Danubio Blu.

Preoccupato di far buona figura anche come direttore di coscienza, Kubrick prende una cantonata. Il monito levato contro la civiltà delle macchine, in procinto di essere divorata dai perfettissimi aggeggi che ha costruito, appartiene a una polemica un po' vecchiotta. Ben altra maturità Kubrick dimostra nell'impianto allegorico del film, lasciandoci incerti sulla natura e la provenienza di quel monolito enigmatico, in cui si può leggere indifferentemente la radice dell'Essere, Dio, il numero, la Coscienza, la Tavola della Legge e il Primo Mattone dell'universo. E' da questa polivalenza di significati minacciosi che il film trae un'inquietudine, un senso arcano, nell'ostile silenzio della ragione, di cui sarebbe sprovvisto se tutto fosse meglio spiegato; e cui fanno da contrappunto, sempre nell'ordine di un'invenzione sinistra, sia la rappresentazione gelida della civiltà del Duemila, simbolizzata nelle implacabili apparecchiature elettroniche, sia gli astratti furori visivi della galassia di Giove, dove il delirio delle forme e del colore provoca una forte emozione negli spettatori non avvezzi alle ricerche espressive del cinema psichedelico. A suo modo 2001: Odissea nello spazio è dunque per molti versi un film del terrore, sul terrore dell'infinito, in cui ai castelli polverosi abitati dai fantasmi, al cigolio delle porte, ai maggiordomi tenebrosi, si sostituiscono stazioni cosmiche dai lugubri riflessi metallici, click di pulsanti e ronzii di valvole, stridori di sfere iperuranie e simulacri di uomini avviati senza sorrisi verso l'ignoto. C'è altrettanto incubo, ma nella cornice strepitosa del cinerama, e con missili, capsule, aerobus a spasso fra le stelle realizzati per mezzo d'una fantasia scenografica quale sinora il cinema d'anticipazione non aveva posseduto. Un film da vedere, e tuttavia a mente riposata, forse senza i bambini.

Corriere della Sera, 13/12/1968
fonte:www.archivio.kubrick.it

kubrick

dedico questo mio blog al grande kubrick,ma in generale a tutto il cinema di fantascienza,alla conquista dello spazio e se c'è qualcuno lassù tra i pianeti...